Riflessioni sull'apprendimento e l'insegnamento delle lingue

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Le ragioni per le quali decidiamo di imparare una lingua sono determinanti per il successo dell’apprendimento. Secondo un sondaggio degli anni ’80, il 95% degli studenti che hanno motivazioni estrinseche hanno un successo inferiore al 30% (la domanda è quali siano i criteri di successo); un altro  5%, ossia quelli che hanno motivazioni intrinseche, hanno una percentuale di successo del 95%.
Negli ultimi 30 anni, si sono fatte molte ricerche in materia di motivazione; emerge chiaramente che se amiamo quello che studiamo, impariamo meglio. Più è positiva l’attitudine dello studente, più il ruolo del docente diventa relativo o marginale. E’ un dato di fatto che molti lettori universitari, davvero competenti nel loro settore, non sono dei buoni docenti; non devono esserlo dato che gli studenti sono personalmente molto motivati ad imparare.
Le implicazioni sono dunque chiare e sono state largamente dimostrate:  insegnate le lingue nel modo più gradevole possibile. Le vostre attività non siano solamente pertinenti, ma anche più stimolanti e divertenti.  I giochi in generale o i giochi di ruolo sono modi naturali di apprendimento, che gli esseri umani condividono con altre specie animali. Non impariamo bene se siamo stressati o tesi; è importante essere il più rilassati possibile. Per questo può essere utilizzata musica classica (in Suggestopaedia) o altre metodologie. Tuttavia, ci sono aspetti dell’apprendimento che sono necessariamente monotoni – per esempio la memorizzazione dei vocaboli – ogni studente ha il proprio metodo personale:  uno studente serio sa che impara meglio se tiene conto dell’ambiente in cui vive. Se penso alla mia esperienza di discente, il mio metodo per imparare i vocaboli è alquanto idiosincratico: non amo stirare – ma è un’attività ritmica e il ritmo è un aiuto importante nell’apprendimento – così ho deciso di memorizzare i vocaboli mentre stiro. Oltre che spendere metà tempo per fare delle attività che non mi piacciono, il risultato è stato un vero successo e quindi gratificante. 
Allora, come organizzare il nostro studio in modo metodico? Tony Buzan, psicologo famoso per la sua mind-mapping (mappe mentali) ed esperto in sistemi mnemonici, conclude il suo libro “Use your Head” affermando che il rapporto più efficace tra momenti di studio e pause è di 50 minuti di studio e 10 minuti di pausa. E’ interessante notare che tale metodo pragmatico è stato utilizzato per molti anni nella maggior parte delle scuole secondarie in Europa occidentale. Tuttavia, se un altro ritmo si dovesse dimostrare più efficace, lo studente dovrebbe sentirsi assolutamente libero di sperimentarlo e adottarlo. Buzan precisa che la nostra memoria e la nostra capacità di concentrazione raggiungono il loro picco all'inizio e alla fine di una sessione di studio; sarebbe quindi meglio che le sessioni non fossero troppo lunghe.
La lezione frontale, per quanto minima, è essenziale e senza dubbio indispensabile.  Ogni giorno lo studente è responsabile del proprio apprendimento e i metodi di insegnamento moderni ne tengono conto, sottolineando l’importanza dell’autonomia dell'allievo fuori e dentro l'aula, dell'organizzazione del lavoro in coppia o in gruppo e dell’enfasi sullo scambio reciproco (facendo ovviamente eccezione per coloro che lavorano meglio da soli). Durante i corsi, viene spesso trascurato uno degli aspetti più importanti dell’apprendimento di una lingua,  cioè la necessità di utilizzare regolarmente i “linguistic items” (strutture linguistiche). Per la breve durata dei corsi o per l’offerta di pacchetti che tendono ad essere sempre più competitivi o ancora per la stessa resistenza dello studente, rimane però il fatto che i “linguisitic items” devono essere  trasferiti dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine per poi essere collocati nella memoria permanente. C’è stato parecchio fermento a proposito dei docenti “Seeing learning take place” (vedo crescere l’apprendimento), ma quello che si può constatare in aula è solo una piccola parte – spesso solo l’inizio – del processo di apprendimento. Uno studente potrebbe essere capace di utilizzare i “linguisitic items” durante l’ultima fase della lezione, ma se non li utilizza regolarmente, sarà capace di ricordarli un mese dopo?
Imparare praticando è fondamentale per le lingue. Se lo studente è tanto fortunato da studiare la lingua nel paese dove viene parlata, imparerà altrettanto fuori dall’aula e il docente avrà in questo caso un ruolo di aiuto per filtrare la massa di informazioni che gli si presentano ogni giorno. L’esperienza che ho maturato in Inghilterra con i miei studenti, si è riproposta in Ticino quando ho osservato una lezione di italiano per stranieri; lezione in cui il docente era alle prese nel “dis-insegnare” il dialetto. Non si tratta di imporre un modello standard, bensì di aiutare lo studente a capire e a discernere il tipo di linguaggio che sta ascoltando e utilizzando. Ci sono fattori culturali che talvolta impediscono questo procedimento: per esempio gli studenti giapponesi hanno un atteggiamento più passivo nella conversazione e non si esprimeranno finché non avranno la quasi certezza di padroneggiare una grammatica corretta; il concetto di imparare dai propri errori (accettato da quasi tutti gli europei) a loro è totalmente estranea. Il ragazzo inglese che tenta di imitare la pronuncia del suo docente, viene deriso dai suoi compagni. Qui in Svizzera l’esperienza è meritevole. C’è la volontà disinvolta di voler comunicare in altre lingue (generalmente sono quelle nazionali ma non solo). Magari il livello può sembrare insoddisfacente, ma il messaggio passa, si capisce e si è capiti e questo è l’obiettivo principale nell’apprendimento delle lingue.
 
Patrick Rimell, EFL Teacher
FORMAT Lingua Sagl, Lugano
Lugano, 20.12.2011