La formazione come fonte di opportunità

Intervista a Mauro Lupi, responsabile del Servizio di certificazione per enti di formazione continua (SCEF).

Il certificato eduQua è stato registrato nel 2000. Come si valutavano prima i corsi per adulti?

Dal 1998, secondo la Lorform (Legge sull’orientamento scolastico e professionale e sulla formazione continua), è previsto che il DECS, in particolare per il tramite della Divisione della formazione professionale (DFP) vigili sugli aspetti organizzativi, finanziari e metodologici della formazione continua. La legge è nata sulla base della necessità.
Negli anni '90, durante la crisi che aveva prodotto molti disoccupati, erano stati denunciati abusi: purtroppo molti corsi organizzati per gli adulti si erano rivelati poco validi. Prima di questa data non mi risulta vi fossero regolamentazioni in materia.
La certificazione qualità nella formazione continua, secondo la norma eduQua, è stata attivata nel 2001. Il Cantone Ticino con pochi altri è stato un precursore in questo ambito.

Quando ha iniziato ad occuparsi della certificazione?

Su incarico della Direzione della DFP, facendo riferimento all’articolo 19 della Lorform, mi fu richiesto di ideare un concetto che consentisse una verifica appropriata dei corsi.
Nel corso di un congresso concernente la formazione continua in Svizzera, si era notato che alcuni cantoni stavano implementando un proprio modello. Per ottimizzare lo studio in atto e creare un modello unico e condiviso si è deciso di lavorare uniti. In particolare la genesi della certificazione secondo la norma eduQua si deve a SECO, UFFT e FSEA.

Come viene usato il certificato?

Il certificato è obbligatorio per tutti gli enti di formazione continua che operano su mandato pubblico e per l’ottenimento di sovvenzioni statali. Consente di disporre di uno strumento gestionale che è mirato e approvato a livello federale. Anche l’ACSI consiglia ai propri lettori di scegliere corsi offerti da enti certificati per evitare cattive sorprese.
Lo standard richiesto a tutti è quello di edu- Qua. Una scuola che non chiede sovvenzioni allo Stato o non richiede la certificazione sottostà comunque ai medesimi standard. Ispettori della formazione continua intervengono monitorando le aziende non certificate. Attualmente in Ticino si contano ben 69 aziende certificate (in Svizzera sono oltre 800).

Di che cosa si occupa personalmente signor Lupi?

Mi occupo della direzione del SCEF e sono l’auditore principale: il nostro non è un ufficio cantonale ma un organismo di certificazione formalmente accreditato dal Servizio di accreditamento svizzero di Berna (SAS). Vale a dire che operiamo in assoluta indipendenza. Io sono un funzionario dello Stato ma per l’operatività del Servizio rispondo al SAS. In totale in Svizzera sono accreditati per la norma eduQua, 5 certificatori: organismi di certificazione per sistemi di management.

Che cosa significa per lei il termine qualità?

Dal mio punto di vista operare con qualità vuol dire sviluppare l’attività aziendale in modo da offrire prodotti in linea con lo stato dell’arte (dal profilo accademico si possono sviluppare le offerte formative sulla base di criteri consolidati) e delle aspettative del contesto, in funzione del miglioramento continuo. Negli anni ’70 nessuno parlava di formazione continua, in generale si proponeva “solo” l’aggiornamento professionale. I sistemi di gestione per la qualità non erano ancora entrati nelle scuole.
La crisi in atto sta creando molti problemi sul piano occupazionale. Ricordiamo che le crisi producono effetti diversi: cambiamenti in negativo con la disoccupazione, la scarsità di un lavoro sicuro ma anche cambiamenti in positivo, dove si rivedono le proprie risorse personali, i propri obiettivi. I cambiamenti sono sempre formativi. In realtà la domanda da porsi è se c’è abbastanza lavoro per tutti e se è necessario ridisegnare la società e i valori che vogliamo mantenere prioritari. In questo caso si deve rivedere la formazione di base piuttosto che la formazione continua. Ciò che conta è saper anticipare, anziché reagire e questo è dato dalle competenze sviluppate con la formazione di base. Se la crisi proseguirà alcuni si troveranno confrontati con la necessità di svolgere lavori più rispondenti alle loro reali capacità, attitudini e formazione, probabilmente con una revisione al ribasso del reddito e conseguentemente del tenore di vita.
La formazione continua invece concerne la manutenzione delle competenze acquisite, ma anche e soprattutto lo sviluppo di nuove competenze per adeguarsi alle richieste del mondo del lavoro. Il benessere sociale un tempo era dato dalla formazione superiore. In seguito il conseguimento del benessere non è più dipeso solo dalla propria formazione, dalle proprie capacità ma anche da altri mezzi quali ad esempio: la facilità di accesso a crediti, o guadagni tipici della nostra realtà di confine, o ancora alla sopravvalutazione del lavoro prestato. Perché fare fatica se si ottiene la stessa cosa diversamente? Tuttavia oggi, con la crisi in atto, assisteremo all’aumento della disoccupazione e la conseguente mancanza di mezzi finanziari e di consumi, questo non sarà più possibile. Assisteremo, forse, ad un ripensamento dei valori prioritari e alla rivalutazione del tempo per vivere, del tempo per affinare le basi culturali.

Come vede il futuro della formazione continua nella realtà di oggi sempre più complessa?

Molto bene perché in una società sana emergerà sempre e comunque il professionista, colui che sa fare e vuol fare bene il suo lavoro, cosciente della necessità di mantenere aggiornate le proprie competenze o di riqualificarsi grazie alla formazione continua: più facilmente se sostenuto da una solida formazione di base! Attualmente è in atto una professionalizzazione spinta in molti settori professionali. Me ne rallegro! Il mondo della formazione continua è più dinamico del mondo della formazione di base. La formazione continua deve rispondere in modo coerente ai bisogni della realtà altrimenti morirebbe. Per poter essere efficiente e pertinente essa lavora sui dati ottenuti con ricerche di mercato, assicurando coerenza grazie alla corretta comunicazione tra i diversi attori della formazione.

Si fa capo quindi alla formazione continua perché la formazione di base non è abbastanza buona?

Si fa capo sicuramente perché la formazione di base non è capace di anticipare o di reagire in tempi brevi, o pretende specializzazioni che una volta realizzate non sono più attuali. Purtroppo spesso si propongono percorsi formativi o progetti concernenti la formazione di base “obbligatoria” incoerenti con i bisogni attuali.
La formazione continua invece è indirizzata ad adulti con precise esigenze e per questo motivo non può permettersi di offrire prodotti incoerenti, non pertinenti o inefficienti. In conclusione si può affermare che la formazione di base, quando è ben progettata ed erogata, consente alla persona di attingere dalla formazione continua in modo proficuo. 

Repubblica e Cantone Ticino
Dipartimento dell'educazione,
della cultura e dello sport
Divisione della formazione professionale
Via Vergiò 18
6932 Breganzona

Mauro Lupi
Responsabile del Servizio di certificazione per enti di formazione continua Eduqua
INFO: http://www.ti.ch/decs/dfp/temi/scef/