La formazione sociosanitaria in Ticino

Migliori condizioni-quadro e occupazione per i neo-diplomati delle nostre scuole

Un recente articolo pubblicato sulla rivista trimestrale dell’Ufficio ticinese di statistica (O. Faggio, I diplomati della scuola infermieri dal 1993 al 2004, in “dati” 1-2009, pag. 58.) pubblica i risultati di un’inchiesta, svolta da Ombretta Faggio dell’Ufficio della formazione sanitaria e sociale della Divisione della formazione professionale, sulla vita lavorativa degli infermieri diplomati della Scuola cantonale in cure infermieristiche.

Come noto, in Ticino la domanda di infermieri supera l’offerta di personale formato in loco. Proprio questo dato ha motivato qualche anno fa la scelta di promuovere la formazione infermieristica istituendo, accanto al corso della scuola specializzata superiore, il curriculum avviato tre anni fa dal dipartimento sanità della SUPSI.

Il personale infermieristico attivo in Ticino è prevalentemente femminile (2'340 donne contro 605 uomini, ma gli uomini sono in aumento tra gli allievi), di origine estera (pari al 54 %, i frontalieri sono il 34%) e occupato part-time (la metà con un grado d’impiego inferiore all’ottanta percento (tra gli uomini l’86 % è occupato con una percentuale tra l’80 e il 100 %). Il 45 % degli infermieri lavora per l’Ente ospedaliero cantonale (mentre il 31 % in una casa per anziani e il 24 % in una clinica) (i dati si trovano nell’articolo citato a pag. 60 e si riferiscono all’anno 2007).

Si osserva inoltre che “le percentuali di abbandono annuale della professione da parte delle donne sono solo leggermente più elevate degli uomini”. L’uscita dalla professione incide purtroppo in modo non irrilevante sull’investimento del Cantone nella formazione di nuovi infermieri.

Il fabbisogno di infermieri può essere indicato in media 200-250 per anno ed è coperto con i neodiplomati delle scuole cantonali (100), le entrate dall’estero (150) e, in misura minore, dai rientri nella professione infermieristica dopo un’assenza per dedicarsi, ad esempio, alla vita familiare.

Secondo il sindacato OCST, l’impegno di formare infermieri in Ticino e la maggiore attrattività della professione sui giovani devono rimanere obiettivi prioritari per il nostro Cantone. Gli sforzi operati finora nel settore sanitario vanno nella buona direzione del miglioramento delle condizioni di lavoro (anche se bisogna osservare che nelle risposte degli infermieri all’inchiesta emerge in modo diffuso che lo stress e l’organizzazione del lavoro sono le cause principali di disagio nel lavoro, tanto da essere probabilmente i principali fattori all’origine della scelta, come abbiamo visto molto presente tra gli infermieri, di lavorare a tempo parziale), e del riconoscimento sociale delle professioni sanitarie (ciò che non è avvenuto in questi anni - se ci è consentito fare un paragone – con la professione docente). Questi obiettivi sono sicuramente rafforzati dal fatto che all’infermiere sono ancora offerte possibilità occupazionali interessanti.

Come abbiamo rilevato nella presa di posizione pubblicata lo scorso mese di febbraio OCST,“Un fondo per la formazione sociosanitaria: una via giusta ed equa”, febbraio 2009, il fabbisogno di personale di cura, secondo le previsioni dell’Osservatorio svizzero della salute, aumenterà in modo rilevante nei prossimi vent’anni. Il fenomeno sarà più accentuato in Ticino per la quota di persone anziane ancora maggiore.

Non può perciò attenuarsi lo sforzo per continuare a offrire una formazione sanitaria e in particolare nelle cure infermieristiche, molto qualificata e orientata a rispondere in modo crescente al bisogno di personale di cura in Ticino (l’obiettivo è di raggiungere la quota di 120/130 diplomati nelle nostre scuole).

Questo sarà possibile, secondo l’OCST, se saranno soddisfatte le seguenti condizioni:

1. Aumentare i posti di stage per gli studenti delle scuole infermieristiche e delle altre professioni sanitarie, riconoscendo, tra l’altro, agli istituti di cura un contributo adeguato del Cantone per i costi della formazione pratica svolta nell’istituto.

2. Considerate le iscrizioni in aumento alla scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali (SSPSS), occorre valorizzare e sviluppare l’offerta dei curricoli che preparano alle formazioni sociosanitarie superiori. È perciò importante che la SSPSS sia messa nella condizione di lavorare bene sia dal punto di vista delle infrastrutture logistiche (sedi d’insegnamento adeguate e centralizzate in un polo sanitario), sia da quello della ricerca dei posti di stage durante la formazione.

3. Uniformare la retribuzione a tutti gli studenti in cure infermieristiche indipendentemente dal luogo di stage. Oggi, infatti, c’è una palese differenza nella retribuzione tra gli studenti della scuola superiore specializzata e quelli che seguono il corso del dipartimento sanità della SUPSI, come pure se lo stage è svolto in una struttura ospedaliera statale o privata.

4. È, infine, necessario rivolgere un’attenzione particolare agli infermieri neodiplomati formati in Ticino. L’obiettivo delle nostre scuole è, infatti, anche di contribuire a creare occupazione nel nostro Cantone.

L’OCST lancia perciò un appello, chiedendo agli istituti di cura di dare la priorità al personale neodiplomato in Ticino prima di rivolgersi al mercato estero.

Nelle prossime settimane terminerà - per la prima volta - il ciclo di formazione infermieristica del dipartimento sanità della SUPSI. Il sindacato OCST si augura che tutti i neodiplomati possano affrontare senza difficoltà l’entrata nel mondo del lavoro.

O C S T
Segretariato cantonale
R. Ricciardi

Lugano, 18 agosto 2009