Salute e mondo del lavoro in Svizzera, quale correlazione?

puzzle14In Svizzera i costi della sanità superano ormai i 40 miliardi di Franchi. I premi assicurativi strangolano la disponibilità finanziaria delle persone e delle famiglie ed influiscono anche sulla ripresa dell’economia, che già soffre della situazione internazionale.

Il tema è drammatico, perché ad un certo momento dovremo pur decidere quanta parte delle risorse finanziarie saremo disposti a mettere a disposizione della sanità nel suo insieme e le scelte che ne deriveranno potranno essere molto dolorose.

È ormai chiaro a tutti che il lavoro, o meglio le condizioni ed i modi del lavorare sono determinanti per la nostra salute psicofisica.

Il lavoro è infatti un veicolo di integrazione sociale e garantisce, anche se a volte in modo insufficiente, una base di benessere economico. Infatti le ripercussioni della disoccupazione sulla salute possono essere anche devastanti.

I dati e le statistiche a noi note, sono tante e tutte convergono su un dato importante: il benessere delle persone passa anche attraverso il lavoro.

L’autorevole psichiatra, dr. Michele Tomamichel, parla di sofferenza sul posto di lavoro.

La paura di perdere il posto, gli obiettivi aziendali sempre più incalzanti e il timore di dover affrontare un cambiamento, aumentano il rischio di perdita dell’equilibrio psicofisico, tanto che le ospedalizzazioni e il ricorso a cure psichiche sono sempre più frequenti.

Un altro preoccupante dato ci viene fornito dal Segretariato di Stato dell’Economia (SECO): più dell’80 per cento della popolazione si sente stressata. La stima dei costi causati dallo stress ammonta a 4,2 miliardi di franchi che equivalgono al 1,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL), e la maggiore causa di questo problema è stato individuato ancora una volta nella vita professionale (58,1 per cento della popolazione intervistata).

La pressione produttiva è aumentata a scapito delle relazioni interpersonali, portando i collaboratori a sentirsi sempre più soli e poco sostenuti.

Il Consiglio Federale rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, ha dichiarato i costi dei problemi di salute legati al lavoro raggiungerebbero in Svizzera, secondo alcuni studi, parecchi miliardi di franchi all’anno. Questi costi supererebbero considerevolmente quelli degli incidenti e delle malattie professionali definiti nel diritto delle assicurazioni».

Va anche detto che i costi della salute mentale a tutt’oggi sono ancora sottostimati. La difficoltà nel circoscrivere il problema risiede nel fatto che non è facile trovare una stretta correlazione tra il lavoro e la salute, pertanto in assenza di scientificità sull’argomento, si tende a sottostimare il problema lasciandolo da parte.

Samuele Vorpe, economista aziendale, mette in luce possibili cause del fenomeno, che vanno dagli orari atipici introdotti dalle aziende per far fronte alla sempre più agguerrita concorrenza all’aumento della precarietà del posto di lavoro, dall’eccessiva richiesta di produttività ad un’organizzazione del lavoro sempre più complessa. Non da ultimo il tentativo di mettere in atto qualsiasi misura di risparmio e razionalizzazione con l’obiettivo di dover sopravvivere economicamente in un mercato sempre più pressante, globalizzato e veloce.

Il mondo aziendale tende a finalizzare tutte le decisioni sul proprio capitale umano verso il solo scopo di realizzare obiettivi sempre più alti e in tempi sempre più stretti. Ed è proprio il personale a pagare lo scotto più alto di un sistema che sta dimostrando tutta la sua inefficacia.

Il linguaggio utilizzato dal  nuovo management nelle interazioni con i collaboratori, è palesemente contraddittorio. Crea confusione e paradossi. Da una parte si chiede al collaboratore di assumersi la piena responsabilità del proprio operato, di essere flessibile, autonomo, abile nella risoluzione di problemi e capace di trovare soluzioni di interessanti. Gli si chiede disponibilità talvolta anche fuori dagli orari di lavoro, facendo leva sul mito americano del successo personale del «businessman». Dall’altra parte gli si fissano obiettivi, piani d’azione, incontri in agenda e priorità, senza che lui possa intervenire e dire la sua: nulla può essere messo in discussione, ma la responsabilità di un fallimento è del collaboratore!

Questo crea nei dipendenti confusione e frustrazione; da un lato è enfatizzata l’autoresponsabilità, la crescita e l’autorealizzazione, ma dall’altro lato è aumentato il controllo e la pressione, portando sempre più spesso ad inesorabilmente il collaboratore ad un crollo psicofisico.

La formazione professionale e l’accompagnamento «one to one» da parte di un professionista della relazione, avranno quindi per il futuro un ruolo determinante per il successo o il fallimento di un’azienda.¡

Marco Sacchi
Counselor Relazionale NLP
Mentore & Coach
Consulente & Formatore PSYCH-K®