La formazione allunga la vita!

clockArchiviata l'iniziativa sull'illusoria tredicesima AVS, il tema del pensionamento rimane comunque molto caro a ciascun lavoratore in riferimento ad almeno tre ambiti: l'età di pensionamento, il reddito percepito una volta in pensione, lo stato di salute che riusciremo a conservare.

Questi tre aspetti si mescolano tra loro e nell'immaginario di ognuno hanno delle diverse influenze. Molto comune è però una paura che si esplicita spesso con la frase: “ma tanto quando toccherà a me, la pensione non me la daranno!”

Questo genere di affermazione è sintomatica del fatto che quando si affronta il tema pensionistico, lo si fa spesso in termini assai parziali e a volte destabilizzanti. Parlare di posticipo del pensionamento spaventa molte persone, pur sapendo che l'aspettativa di vita dopo i 65 anni ha continuato ad aumentare e si prevede un ulteriore incremento.

L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), che segue con attenzione l'evoluzione della situazione demografica per garantire la sostenibilità futura dei nostri sistemi previdenziali, di recente ha commissionato degli studi che aiutino a fare delle proposte e a prendere eventuali decisioni su base ponderata su questa delicata materia.

In questo contributo non ci interessa trattare il tema dal lato tecnico, proponendo dati statistici e cifre poco leggibili alla maggioranza dei nostri lettori, ma vorremmo divulgare alcuni risultati di uno di questi studi eseguiti dall'Università di Ginevra, pubblicato il 4 marzo 2012, e relativo agli anni dal 1990 al 2005. Detto studio analizza I dati sulla mortalità In Svizzera dopo Il pensionamento ed evidenzia del dati molto significativi e interessanti.

Oltre al primo dato evidente che mostra la differente probabilità di decesso tra uomini e donne, più marcata in passato, ma ancora oggi notevole, l'analisi ha anche mostrato come a parità di età e di sesso, la probabilità di decesso cambia con lo stato civile della persona, e in particolare la persone coniugate hanno una maggiore aspettativa di vita rispetto ai single, al vedovi e ai divorziati. In cifre, la probabilità di decesso di una persona single, vedova o divorziata è quasi doppia negli uomini, e una volta e mezza nelle donne, rispetto alle persone che vivono in coppie sposate. In generale il vivere in coppia mostra una più bassa probabilità di decesso, e lo status che mostra la percentuale di mortalità più bassa in assoluto è quello familiare e più in particolare quello matrimoniale.

Questa differenza permane nel tempo dal 1990 al 2005, pur assistendo ad una continua diminuzione della probabilità in tutte le categorie (allungamento generalizzato dell'aspettativa di vita).

Il secondo parametro di riferimento per analizzare la probabilità di decesso è la formazione appresa dalle persone. Lo studio raggruppa Il campione In 4 categorie con diversi livelli di formazione apprese ed evidenzia una chiara tendenza, che vale sia per gli uomini che per le donne, e cioè più è alto il livello formativo minore è il rischio, più basso è il livello di formazione, più iI rischio è elevato.

Questi studi danno conferma scientifica della validità di certi valori che nella nostra società sempre più spesso sono messi in discussione. Primo tra tutti la famiglia, come primo nucleo della società, che crea benessere, al cui interno si innescano mille dinamiche di sussidiarietà e fraternità (intesa come sostegno offerto nella gratuità), e che costituisce un grandissimo ammortizzatore di tanti pericoli, dalla solitudine, ai problemi finanziari, ma anche una istituzione che genera le condizioni per una vita più sana e in definitiva più lunga. Ci sembra opportuno dare evidenza a queste conclusioni, senza aver paura di essere accusati di conservatorismo, forti del fatto che si tratta delle conclusioni di autorevoli studi scientifici e non di prese di posizione Ideologiche.

Il secondo dato rilevante è relativo al livello di formazione. Lo studio si è soffermato sulla formazione appresa dalle persone, considerandola come un dato abbastanza stabile e fisso nel tempo. Oggi, alla luce delle tendenze In atto, possiamo affermare che questo dato potenzialmente potrebbe ancora migliorare per il fatto che sempre più si parla di formazione continua sull'arco della vita intera. Una semplice osservazione dei risultati ci porta a dire che ad un più alto livello formativo delle persone, corrisponde in genere una maggiore flessibilità, una maggiore propensione al cambiamento e all'adattamento, oltre che una maggior cura del proprio benessere, tutti elementi che contribuiscono ad una vita migliore e più lunga.

I ricercatori che hanno effettuato lo studio statistico hanno avanzato diverse ipotesi di fIessibilizzazione dell'età di pensionamento, sulla base del risultati emersi. Secondo noi però, ogni decisione in questo ambito, per il fatto che tratta di persone e non di numeri, deve essere conformala a del principi basilari che stabiliscono Il tipo di welfare che si vuole costruire per il nostro domani.

Lasciamo al nostri governanti e alle parti sociali il compito di intavolare una discussione costruttiva per far quadrare il cerchio della sostenibilità del sistema pensionistico svizzero, che garantisca il benessere diffuso fin qui conquistato e la giusta equità nel confronti delle categorie più svantaggiate.

Aldo Ragusa