L’arte della Pazienza

puzzle5Oltre a essere un processo che porta a compiere un viaggio nel tempo, il bilancio è anche un ponte tra passato e futuro sul quale camminiamo con uno sguardo diverso sulla nostra vita e su noi stessi, sulle nostre esperienze, un ponte tra la sfera personale e quella professionale, ma anche un ponte tra sé e il mondo esterno, tra la nostra realtà e quella del mondo esterno. (EFFE, Dalla biografia al progetto).

Una signora utente del progetto Mosaico, dopo aver svolto e vissuto il proprio bilancio, ci ha reso partecipi di questa sua testimonianza, ricca e intensa, che va a confermare la fondatezza del nostro riferimento metodologico, che ci ha gratificato per il lavoro svolto e confermato nella bontà di quanto proponiamo:

Seguendo il percorso del Progetto Mosaico mi sono riaffiorati alla mente episodi vissuti che in un certo senso avevo accantonato, oggi voglio raccontarne appunto uno.

Mi trovavo a lavorare in Engadina a Scuol presso l`hotel Bellaval, correva l`anno 1997, era in pieno inverno, una giornata stupenda, l`hotel è situato esattamente sotto le piste sciistiche. Per fare il servizio di mezzogiorno di solito eravamo in due, ma quel giorno la collega si ammalò. Così il mio datore di lavoro, il caro signor Schoch, avvisandomi del fatto mi disse: ”oggi sarai da sola ma sicuramente con una giornata così bella a mezzogiorno ci sarà poco lavoro, pensi di farcela? “. Io risposi: “sì non si preoccupi, al massimo visto che lei è qui chiederò il suo aiuto “.

Caso ha voluto che il ristorante si riempisse. Arriva una signora anziana e appena entrata, ancora sull`uscio della porta mi dice: “Voglio una zuppa”. Io la saluto e le indico il tavolo dove accomodarsi, ovviamente un tavolo da due visto che lei era sola, ma lei si siede in quello da quattro, a quel punto le chiedo se fosse sola e lei mi risponde d`impatto: “Si lo sono ma voglio questo tavolo e vedo che non è riservato per cui mi siedo qui“. Capì subito che era una persona complicata e li scattò in me il desiderio di piacerle e fare in modo che quando se ne andasse fosse più gentile. Accomodatesi quindi nel posto che lei aveva scelto le elencai le tre zuppe che avevamo sulla carta, il minestrone il brodo con l`uovo e la zuppa d`orzo. Lei infastidita mi chiese la carta e io, nel frattempo per portarmi avanti con il lavoro, toglievo i tre set del tavolo che erano in più e le chiesi se voleva bere qualcosa, lei mi risponde con aria superiore: “ma secondo lei prendo una zuppa e bevo? Semmai dopo! “io mi scusai dicendole: “ le chiedo perdono non ci ho pensato “. Ho visto che mi guardava dritta negli occhi come se volesse lanciarmi una sfida, ma ancora non capivo. Porto alla signora la carta e mi giro per prendere la comanda al tavolo a fianco, ad una tratto sento la signora che mi sfila la polo dai pantaloni, tirandola, per cercare la mia attenzione, voleva ordinare. La nostra divisa era composta da una polo bianca con il nome del ristorante in alto sulla destra e a sinistra avevamo la targhetta con il nostro nome, pantalone nero e grembiulino rosso.

Al che mi giro e col sorriso le faccio notare il mio nome sulla targhetta, mi presento e le dico: “sono Gabriella, ma se proprio il mio nome non le piace può semplicemente chiamarmi cameriera, sarò da lei appena termino la comanda dei signori”.

Lei sempre con l`aria di sfida, mi ordina una zuppa con l`uovo, non curandosi di quello che le avevo appena detto. Sorrido e le rispondo: “volentieri signora”.

Mi giro verso gli altri clienti e termino di prendere la loro comanda, faccio per andare verso la cassa per eseguire le ordinazioni e la signora quando ero arrivata a metà sala mi urla dicendomi: “cameriera, non mi ha chiesto cosa desidero bere”.

Mi volto e andando verso il suo tavolo le dico: “sono mortificata mi dica pure, cosa desidera bere?” Lei cattiva mi risponde ”secondo lei con una zuppa cosa bevo? Un tè“ a quel punto le rispondo: “ovvio signora, le porto l`acqua e la cassettina con le varie bustine del tè così lei può scegliere “.

Proseguo, le porto l`acqua per il tè e la cassettina come le avevo detto e lei mentre faccio per aprirla mi chiede di elencarle le varie bustine che avrebbe trovato nella scatola. Alzo gli occhi verso il titolare e vedo il signor Schoch che mi guarda sbalordito, fra me e lui c’era una grande intesa, ci capivamo con un semplice sguardo, lo riassicuro e cortesemente elenco alla signora i vari tè, alla fine sceglie il tè di verbena, apro la cassettina estraggo la bustina e mentre stavo per chiuderla mi dice “ lasci pure qui la cassetta, voglio vedere se ne ha dimenticato qualcuno”, la guardo e le rispondo: “volentieri signora e semmai così fosse non esiti a farmelo notare accetto volentieri le critiche” e lì la guardai io intensamente negli occhi, ma al contrario suo, io accompagnavo sempre tutto con il sorriso. Vedevo con piacere che cominciavo a spiazzarla.

Arrivo da lei con la sua zuppa e non mi dà nemmeno il tempo di appoggiare il piatto sul tavolo che esclama “Questa zuppa è fredda!” io le chiedo per l`ennesima volta scusa prendendomi la colpa dicendo che forse mi ero persa in chiacchiere in sala mentre il cuoco l`aveva già impattata, ci guardavamo sempre dritte negli occhi, ovviamente non era vero che la zuppa fosse fredda lo sapevamo entrambe, ma io volevo farle notare che cercavo di soddisfare le sue assurde richieste ad ogni modo.

Torno in cucina con la zuppa, appena mi vede lo chef mi urla addosso e continua a farlo ancora di più quando gli do la spiegazione, facendomi notare cosa che io già sapevo che il brodo veniva fatto fresco tutte le mattine e rimaneva sulla stufa tutto il giorno. A quel punto chiedo il permesso allo chef di lasciarmi fare in quanto la signora era complicata e io volevo soddisfarla comunque, lui mi dà l`ok e io proseguo mettendo la zuppiera nel micro onde con dell`acqua la faccio scaldare, prendo a parte un po’ di brodo in un pentolino e lo porto al massimo di ebollizione estraggo la zuppiera e servo il tutto, logicamente appena rompo l`uovo all`interno della zuppa si cuoce all`istante. Arrivo al tavolo della signora, faccio per servirla, lei guarda il piatto e mi dice “Mi scusi ma è bollente“ e io le chiedo del tempo, vado al bar prendo il cestello del ghiaccio ritorno da lei e le chiedo “quanto ne desidera uno o due cubetti”, a quel punto lei sorride, vedo il signor Schoch che era pronto a intervenire e io ero soddisfatta, ero riuscita a cambiare l`espressione sul viso di quella signora.

Si alza dal tavolo, mi stende la mano e si presenta, dicendomi che era del controllo del servizio dei ristoranti, non potevo mai immaginare, mi ha fatto i complimenti per la mia infinita pazienza, io ero al settimo cielo ma la gioia più grande è stata che, nonostante fossi da sola a lavorare e con lei che mi tratteneva facendomi perdere tempo, sono riuscita a lavorare senza trascurare niente.

É stata una bella esperienza anche se ammetto un po’ faticosa, ma questo ha fortificato la mia personalità e dopo tutto sono grata a questa strana e misteriosa signora!

Pelagi Maria Gabriella