L’importanza del gruppo

fpss1“Tutti per uno uno per tutti”, il famoso giuramento de I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas, è il simbolo del lavoro di squadra. È con la cooperazione, piuttosto che con il conflitto, che riusciamo a raggiungere i nostri successi più grandi. La maggior parte dei nostri probleni sarà già risolta nel momento in cui inizieremo a sostenerci l’un l’altro. Come avevano ben capito D’Artagnan e i tre moschettieri, il loro destino di singoli era legato al destino di gruppo.

Il lavoro di squadra ne I Tre Moschettieri ha un ruolo risolutivo. Fedeli l’uno all’altro fino alla morte, i moschettieri sono spietati con i loro nemici. La loro forza nel lavorare, come squadra, la perenne aspirazione all’eccellenza, lo spirito di sacrificio, la grande fiducia che ripongono l’uno nell’altro, la generosità nel cuore e nello spirito e, virtù più importante di tutte, la loro ferma dedizione a una causa più grande di loro, contribuiscono a scatenare l’immaginazione del lettore. Questo racconto può essere letto come una lezione di morale che mette in luce l’importanza della collaborazione, dell’unità e della perseveranza.

Chi lavora con i gruppi, come noi del CFP-OCST, sa quanto è difficile tenere le fila di tutto quello che accade al suo interno e non basta la lettura di un buon romanzo a dare le competenze per potersi muovere su livelli molteplici e il continuo oscillare tra le dimensioni del singolo e quella gruppale.

Consapevoli del fatto che oltre alla formazione frontale talvolta è necessario affiancare tecniche esperienziali, che fanno leva su modalità di apprendimento basate sul fare e sperimentare.

Da poco abbiamo concluso, con successo, il Master in Conduzione Gruppi Esperienziali presso la Sipiss (Società Italiana di Psicoterapia Integrata per lo Sviluppo Sociale) di Milano.

In questo corso abbiamo potuto approfondire le nostre conoscenze. Abbiamo appreso come arrichhire le aule di formazione, come raggiungere livelli di crescita in termini di consapevolezza, come facilitare le dinamiche di gruppo e quindi trasformare le aule in effettivi dispositivi di cambiamento, come utilizzare le risorse presenti nella dimensione gruppale e canalizzarle in processi di cambiamento individuale e inoltre abbiamo appreso le competenze di progettazione e di ideazione di programmi di formazione esperienziale.

Durante le giornate del corso abbiamo sperimentato su noi stessi tutte le tecniche trattate e abbiamo partecipato ai momenti di meta-analisi di quanto esperito.

Questa formazione oltre a una forte componente esperienziale è stata ricca di momenti di riflessione sull’importanza del gruppo che in questo articolo vogliamo condividere con il lettore.

In ogni tipo di organizzazione, il lavoro di gruppo può fornire il riferimento competitivo in grado di tradurre le opportunità in successo.

Pur sapendo che il lavoro di gruppo è così importante non molte organizzazioni possono affermare di avere questa cultura organizzativa.

Nel nostro operare spesso troviamo gruppi di lavoro costituiti in maniera disfunzionale nonostante tutti i partecipanti siano d’accordo ad asserire quanto sia importante il gruppo.

Quindi, perché è cosi difficile costituire un gruppo e mantenere la sua identità?

Alcune risposte potrebbero trovarsi nella stessa natura umana: la nostra capacità di fidarci gli uni degli altri è limitata, così come la nostra incapacità di guardare oltre i nostri bisogni per capire che le prestazioni migliori, sia psicologiche sia materiali, possono essere ottenute più facilmente con gli sforzi collettivi di un gruppo piuttosto che come singoli individui.

Arthur Schopenhauer, nella sua serie di saggi, Parerga und Paralipomena, include un racconto sul dilemma affrontato dai porcospini durante l’inverno. Quando aumenta il freddo gli animali cercano di avvicinarsi gli uni agli altri, di condividere il loro calore corporeo. Tuttavia, una volta che lo hanno fatto, si fanno male a vicenda con le loro spine. Così si allontanano gli uni dagli altri per evitare di ferirsi. Il freddo, però, li spinge di nuovo ad avvicinarsi e così di seguito. Finalmente, dopo una grande quantità di tentativi di avvicinamento e di allontanamento, i porcospini hanno scoperto che era meglio rimanere a poca distanza l’uno dall’altro, ma non uniti.

Il racconto di Schopenhauer è sato citato da Sigmund Freud in una delle note al saggio del 1921 Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Freud fece riferimento al dilemma dei porcospini riferendolo ai “sedimenti dei sentimenti di avversione e ostilità” presenti nelle relazioni a lungo termine. Nel suo saggio, Freud pone una serie di domande retoriche circa l’intimità, uno dei nostri più comuni e naturali bisogni umani.

Quanta intimità possiamo davvero sopportare? E di quanta intimità abbiamo bisogno per sopravvivere in questo mondo?

Il dilemma dei porcospini è anche il nostro dilemma.

Quasi ogni rapporto affettivo a lungo termine tra due o più persone contiene questo “sedimento” di sentimenti negativi, che sfugge alla percezione a causa del meccanismo della rimozione. Come il dilemma dei porcospini suggerisce, i rapporti umani hanno un notevole grado di ambivalenza e sono caratterizzati da sentimenti contraddittori verso l’altra persona. La società contemporanea richiede ai “porcospini umani” di rimanere il più possibile uniti, ma siamo al contempo reciprocamente respiniti dalle molte spine a cui inevitabilmente il legame con gli altri ci espone.

Possiamo notare il dilemma dei porcospini anche nei contesti di gruppo.

Quando la vicinanza è eccessiva? Quanto possiamo avvicinarci agli altri? Cosa si può rivelare di noi stessi? Qual è il grado di intimità sufficiente? E quando è necessario fissare dei limiti?

La troppa apertura può portare a un’esposizione delle nostre debolezze che ci rendono vulnerabili a reazione di vergogna e senso di colpa. Questo dilemma costituisce la ragione fondamentale per cui spesso le persone trovano così difficile lavorare con successo in gruppo.

Se guardiamo da vicino un contesto organizzativo possiamo vedere come il dilemma di Schopenhauer gioca un ruolo sottile, ma determinante nella quotidiana interazione. Il lavoro di gruppo è un elemento cruciale nell’efficacia delle organizzazioni dato che facilita l’orientamento all’obiettivo, la gestione della crisi e la progettazione di strategie a lungo termine. La capacità di lavorare bene in gruppo e la capacità di accettare un certo grado di vicinanza sono senza dubbio qualità fondamentali per le organizzazioni.

Così come gli individui hanno stati d’animo, emozioni e altre connotazioni particolari, anche i gruppi hanno caratteristiche proprie che influenzano aspetti quali la coesione, la performance e lo stato emotivo degli altri componenti del gruppo.

L’avventura scritta da Alexandre Dumas, ambientata nel diciasettesimo secolo, narra che i tre moschettieri grazie al loro spirito di squadra e alla loro amicizia scoprirono di poter ottenere qualsiasi cosa volessero se ci credevano veramente.