Quando la “non esperienza” ha un valore

logo rubricaRiportiamo una sintesi di un articolo apparso sul portale web “ilPost.it” il 27.02.2014 dal titolo “5 cose che Google cerca in un suo dipendente”.

Si evince subito che le competenze informatiche o i voti presi all'università non sono fondamentali per Google.

Thomas L. Friedman, famoso editorialista statunitense che abitualmente si occupa di esteri per il New York Times, ha intervistato Laszlo Bock, il vicepresidente delle risorse umane di Google, riguardo gli originali metodi di assunzione di Google – da sempre molto discussi e recentemente presi in giro nel film di Shawn Levy The Internship (Gli stagisti, in Italia). Friedman era infatti rimasto incuriosito da un’intervista data da Bock al New York Times nel giugno del 2013, nella quale aveva detto che “la G.P.A. [la media voti di uno studente] è un criterio inutile per l’assunzione, come inutili sono anche i risultati dei vari test. La percentuale di persone senza esperienza nei college a Google è aumentata nel corso del tempo”.

Ecco alcune  qualità richieste dall’azienda:

1) al collaboratore non è richiesto un quoziente intellettivo molto alto, bensì la cosiddetta “abilità generale cognitiva”: cioè la capacità di imparare. “La capacità di comprendere le informazioni e i loro significati al volo. O di mettere assieme e capire il significato di pezzi di informazioni che sono sparsi o distanti fra di loro”.

2) Trovano particolare rilievo umiltàe responsabilità collegati fra di loro, poiché per risolvere i problemi servono responsabilità, per “entrarci dentro”, l’umiltà di capire che “l’obiettivo finale è domandarsi come risolvere i problemi assieme, facendo ognuno la propria parte”. “Non si tratta di umiltà semplice, che crea spazi affinché altre persone diano il proprio contributo: è una questione di umiltà intellettuale”. Chi non la possiede è incapace di imparare cose.

Le persone che Google ha assunto e che hanno fatto carriera nell’azienda, dice Bock, “sono capaci di discutere all’infinito, ma se qualcuno a un certo punto presenta loro un fatto nuovo, sono in grado di dire “beh, questo cambia le cose: hai ragione tu”.

3) Infine, ma solo infine, l’esperienza. Un esperto in una certa cosa ti dirà “ho già visto accadere questa cosa in passato, almeno cento volte: ecco cosa devi fare”. Chi invece possiede un’alta abilità cognitiva è spontaneamente curioso: spesso arriverà alla stessa conclusione dell’esperto, perché “il più delle volte le questioni non sono così complicate”, ma altre volte sbaglierà e ogni tanto darà una risposta totalmente nuova a un dato problema.

Friedman riassume così l’approccio di Bock: “il talento può presentarsi in forme diversissime ed essere costruito in modi poco tradizionali”.