La parola e il dono: sogno che tu stia bene.

logo rubricaProponiamo una riflessione sul valore del dialogo, sul suo legame con il donare ed il significato del dono stesso:

“Molti hanno messo in rilievo il fatto che il dialogo avviene entro un contesto di gratuità. In effetti, quando parliamo con qualcuno e discorriamo, non ci aspettiamo di essere in qualche modo ricompensati. Allo stesso modo del dono, anche il dialogo instaura dei legami. La sequenza di domande e risposte attivata in un dialogo assume la forma di un andare e venire, in una deriva di significati che collettivamente si costruiscono nella comunità dei dialoganti. È il continuo rimbalzarsi della parola a far sì che il discorso avanzi. Se una delle parti è eccessivamente passiva e non risponde al gioco, il dialogo si trasforma in monologo e s’interrompe. Chi esprime un disaccordo dialettico mantiene ancora vivo il dialogo, mentre chi, pur essendo in disaccordo, tace, esprime un radicale dissenso non verso le tesi sostenute ma verso lo stesso set di dialogo. Inoltre, il dialogo ha l’aspetto di un ruscellare, di un cadere e diramarsi del discorso, di un aprirsi a ogni svolta a nuove prospettive e considerazioni. I dialoganti sono così tenuti insieme in  una relazione gratuita, non mercantilistica, attraverso uno scambio verbale e simbolico, con il quale si costruiscono e si riconoscono dei significati comuni. Apertura, dinamicità, gratuità, deriva simbolica, insorgenza di legame e relazione sono tutte caratteristiche che ritroviamo anche nella generosità e nel donare. Questa struttura, tipica del dono come del dialogo, ci suggerisce di tentare di comprendere il donare come atto e la generosità come attitudine sulla base della figura del reticolo. Dobbiamo immaginarci il reticolo come una rete formata da nuclei collegati tra di loro. Là dove una nuova connessione si forma, si aprono impreviste possibilità. Il reticolo può espandersi verso aree e direzioni mai pensate. È allora fuorviante e limitativo considerare la generosità sotto il semplice profilo morale, perché ne limiterebbe il significato e la portata. E, d’altra parte, risulta limitante considerare il dono sotto l’aura positiva di uno scambio non economico. Ciò che bisognerebbe fare è chiedersi quale forma di reticolo il dono stia creando e valutare la bontà del dono dagli esiti connettivi che esso è in grado di produrre a livello di rete sociale generate. Nel caso del dono positivo, liberatorio e inconcludente, avviene un fatto essenziale: il dono è sorretto da un’immaginazione il cui significato è “sogno che tu stia bene”. In altri termini, il reticolo immaginario del donante include il destinatario nel suo orizzonte di benessere e di felicità. Immagino il tuo benessere e lo rendo concreto con un dono. Il dono è quindi un atto creativo socializzante che si situa nell’immaginato benessere dell’altro. Il legame generosità-creatività è qui evidente. Donare significa fare essenzialmente due cose: immaginare il bene altrui e includere l’altro nella propria relazione di cura”.

P.M. Vello, M. Reolon, La società generosa, ed. Feltrinelli (2014). 

Rinascere attraverso il Progetto Mosaico

logorubricaDopo un periodo della mia vita piuttosto negativo, mi hanno consigliato di seguire il percorso del Progetto Mosaico. Non ne ero entusiasta, anzi quasi restia alla collaborazione. Mi sentivo a disagio, parlare del mio trauma riapriva la ferita e non avevo voglia di continuare a stare male. Il dolore era lì e non avevo nessuna intenzione di “risvegliarlo”. La consulente si è accorta del mio disagio e non mi ha mai forzato a fare nulla che non volessi fare o dire. Ricordo che la prima scheda è stata compilata in modo forzato, senza un interesse personale, ma dal secondo incontro qualcosa ha iniziato a cambiare, mi sentivo sempre più a mio agio. Ero contenta di andare agli incontri, le schede mi facevano riflettere e ho cominciato a parlare di me e di ciò che avrei voluto essere.

Incontro dopo incontro ho capito quanto io valessi e di cosa fossi capace di fare: ho scoperto una nuova me. Per un lungo periodo sono stata sepolta dal dolore, dalla rabbia, dal timore ma oggi mi sento migliorata e sono consapevole non solo dei miei difetti ma anche dei miei pregi, so non devo aver paura di lottare per qualcosa in cui credo, non deve temere ciò che so come ad esempio che in qualunque momento si può cadere, ma ci si può anche rialzare.

Il Progetto Mosaico mi ha aiutato a capire quali fossero le mie qualità e le mie capacità, mi sono resa conto di quanto valessi e mi ha insegnato che si può sempre migliorare. Grazie!

Se il futuro non arriva

logo rubricaSiccome la vita vive finché c' è un “ancora” da vivere, l'attesa e la speranza sono le dimensioni costitutive della vita, su cui Eugenio Borgna raccoglie le sue riflessioni in uno splendido libro che ha per titolo appunto “L' Attesa e la Speranza” edito da Feltrinelli.

Eugenio Borgna scrive:

La speranza è come un ponte che si innalza al di sopra di ogni situazione: anche delle situazioni senza (almeno apparente) via d’uscita; e sulla scia di questa metafora rinascono immagini di una indicibile bellezza che si riflettono nei possibili modi di essere di ciascuno di noi quando vive in relazione.

Il ponte è una via, e unisce vie che senza di esso non condurrebbero se non ad abissi, o a luoghi intransitabili. Il ponte ha in sé qualcosa delle ali che si aprono, e la corrente di un fiume è divisa dalle arcate di un ponte. Queste splendidi immagini non sono solo geroglifici stellari ma ci aiutano a cogliere le fondazioni fenomenologiche della speranza.

Così, la fiumana dei sentimenti, dei pensieri, dei desideri, resta divisa dalle arcate della speranza per poi condurre nell’ampia, dominata corrente, sulla quale l’uomo è in grado di camminare.

Accade, infatti, che in virtù e per opera della speranza l’uomo può realizzare quella cosa impossibile che è camminare sopra il proprio tumulto interiore, sopra il tempo che gli passa, e può in un certo senso elevarsi e sostenersi sopra la propria profondità.

La speranza insomma come un ponte che ci fa uscire dalla nostra solitudine e che ci mette in una relazione senza fine con gli altri.

Il Progetto Mosaico nutre la speranza affinché nel presente si possa costruire la realtà futura.

L’attenzione e l’empatia

logo rubricaChi è attento vede molte cose che gli altri si lasciano sfuggire troppo facilmente. Percepisce senza giudicare subito, non si distrae e vive il momento presente. Se si osserva meglio il mondo, la vita si arricchisce e nel cervello si formano connessioni più complesse. Essere attenti significa anche pensare più lucidamente ed essere liberi da pregiudizi, senza rimuginare su che cosa sarebbe potuto accadere o su che cosa è accaduto. Per queste ragioni, l’attenzione è molto più utile per conoscere il mondo rispetto alla sbadataggine. Non richiede un grande sforzo e permette di risparmiare energie. Tanti adulti lo imparano a loro spese. Probabilmente è per questo motivo che l’offerta di corsi e di seminari sull’attenzione cresce in maniera esponenziale. In quelle sedi, i grandi reimparano a fare ciò che facevano benissimo da piccoli: vivere nel presente. Sentire profondamente. Guardare accuratamente. Osservare se stessi. Chi ascolta se stesso è anche più bravo a intuire i sentimenti degli altri.

Per molte religioni, l’attenzione e l’empatia sono i fondamenti della dottrina. Nel buddismo, l’empatia è un atteggiamento spirituale che esprime rispetto e responsabilità verso tutti gli esseri viventi. I buddisti praticano l’empatia attraverso la meditazione, osservando i propri pensieri mentre “siedono immobili” e “si allenano a essere attenti”. L’empatia, afferma il Dalai Lama, non è né infantile né stucchevole, bensì qualcosa di veramente prezioso e profondo. Questo grande leader religioso parla dell’”utilità” dell’empatia: grazie all’empatia, si creano i presupposti per ottenere affetto o reazioni positive dalle altre persone. È ciò che prescrive l’imperativo categorico di Kant e che Gesù predicava molto prima di lui: amare il prossimo come se stessi.

(G. Hüther, U. Hauser, Ogni bambino ha un grande talento). 

Saper rimettersi in gioco

logo rubricaSono una ragazza che ama la vita incondizionatamente, ho 42 anni e ho cercato di vivere sempre accompagnando ogni mio passo con il sorriso e la positività.

Quando avevo 27 anni ho scoperto di avere un cavernoma in testa, ho avuto un`intervento cerebrale presso l`ospedale universitario di Zurigo, mi avevano dato il 20% di riuscita dell`intervento, invece é andata benissimo, ovvio ho dovuto affrontare dei momenti difficili e un po' duri, ma oggi sono qui a raccontare tutto questo.

A distanza di anni si sono ripresentate queste crisi di forte mal di testa, ma dopo diversi tentativi con i dottori siamo riusciti a trovare la cura farmacologica giusta.

Oggi mi ritrovo però a non poter svolgere la mia tanto amata professione di Chef de rang - Barista.

Per questo motivo, dopo mesi, ferma dal lavoro, ho conosciuto il mio consulente dell`ufficio AI di Bellinzona, che mi ha consigliato di seguire il percorso del Progetto Mosaico, non sapevo di cosa si trattasse, ma la mia voglia di rimettermi in gioco era troppo grande, per cui ho accettato senza indugio.

Così il 28 ottobre 2014 ho conosciuto la consulente del Progetto Mosaico che mi ha spiegato nei dettagli in cosa questo consisteva.

Già da subito ne ero entusiasta e man mano che andavano avanti gli incontri mi rendevo conto di quanto é utile questo progetto.

Ho potuto analizzare la mia vita lavorativa e professionale, seguita dalla mia consulente e sono emerse delle cose che spiccano sul carattere, così ho capito quanto é importante conoscersi a fondo e perché no, migliorare alcuni punti di noi stessi.

Oggi mi sento di dire grazie al Progetto Mosaico, alla mia consulente e al consulente dellAI, in quanto sto frequentando un corso presso unagenzia formativa di Lugano per diventare estetista, un sogno che ho sempre avuto da giovane ma che per ovvi motivi, ho dovuto accantonare.

So che mi mancherà la mia precedente professione, perché l`ho sempre svolta con amore, ma sono anche entusiasta di poter intraprendere questa nuova, vedendo così il mio sogno che si realizza.

Per terminare che dire? Grazie a queste persone e alla concretezza del Progetto Mosaico io ho una rinascita professionale.

M.G.P.