L'altro

logo rubrica“Noi”, “gli altri”. Quante volte, ricorriamo sbrigativamente a queste due categorie di appartenenza per capire problemi, trovare scorciatoie, risolvere situazioni intricate, giustificare atteggiamenti e incomprensioni. Eppure se siamo appena più attenti, ci rendiamo conto che è arduo definire con certezza i confini tra queste due entità e, ancor di più, stabilire con certezza chi appartiene all’una o all’altra, in che misura e per quanto tempo. Quando giustapponiamo i due termini, in realtà intraprendiamo un percorso suscettibile di infinite varianti, ciascuna gravida di conseguenze: ci possiamo infatti inoltrare su un ponte gettato tra due mondi, oppure andare a sbattere contro un muro che li separa o ancora ritrovarci su una strada che li mette in comunicazione. Possiamo anche scoprire l’opportunità di un intreccio fecondo dell’insopprimibile connessione che abita noi e loro. Sì, perché ciascuno di noi – e anche gli altri – esiste in quanto essere-in-relazione: con quanti lo hanno preceduto, con chi gli è o è stato accanto, con il “prossimo”, con coloro che ha avuto o avrà modo di incontrare nella vita, con il pensiero, la vita e le azioni di persone che non ha mai conosciuto personalmente, e perfino con chi non conoscerà mai ma che contribuisce con la sua esistenza, le sue gioie e le sue sofferenze a quel mirabile corpo collettivo che è l’umanità.

È una consapevolezza, quella dell’intima connessione tra ciascuno di noi e gli altri, che va ridestata con lucidità in questa nostra epoca in cui si può ipotizzare la “morte del prossimo”, la scomparsa di colui che, letteralmente, è “più vicino”. Se infatti veniamo quotidianamente sollecitati a una generica solidarietà con chi è lontano, siamo nel contempo spinti a non vedere chi ci è accanto e attende, prima ancora riconoscimento della propria esistenza. Comunichiamo a distanza, interagiamo in “tempo reale”, ci sentiamo connessi con una rete globale, ma distogliamo lo sguardo e il cuore da “l’altro accanto a noi”, nella paura che il diverso cessi di restarci estraneo e inizi a inquietare la falsa sicurezza che regna tra i “simili” (…). 

Tratto dal libro di Enzo Bianchi “L’altro siamo noi” Edizione Einaudi, 2010.

La bella esperienza «progetto mosaico» nel percorso della mia vita

logo rubricaIo definivo il mio ambiente di lavoro «un’isola felice»;

sì perché ho avuto la fortuna di lavo­rare in un reparto dove tra noi colleghe c’era un’armonia magica e naturalmente sarebbe stato troppo bello per durare per sempre... qualcuno o qualcosa doveva interrompere questa realtà.

L’importanza primaria delle cifre d’affari, i margini, i grafici (il dio denaro) hanno avuto la priorità.

Il rispetto dell’individuo, il lato umano non esistevano più nell’azienda, di conseguenza é subentrata la certezza che quell’ambiente non era più vita per me. La mia salute era in pericolo...e dovevo in qualche modo reagire ed ecco che mi si presenta l’opportunità del progetto mosaico...

Un poco timorosa all’inizio perché attraver­savo un periodo difficile nel contesto lavorati­vo; quest’avventura mi ha portato una ventata di ottimismo e la fiducia in me stessa si é ri­presentata, visto che l’avevo in parte perduta. Mano a mano che il programma proseguiva; il coraggio aumentava; grazie al supporto di una consulente che si é rivelata molto prezio­sa. Questo percorso mi ha fatto capire che «io» come persona potevo ancora dare tanto agli altri ed anche a me stessa... Si é concluso con la certezza di possedere, delle qualità a me sconosciute.

Consiglio a chi si trova in una situazione problematica di avvicinarsi fiduciosi a questa interessante iniziativa.

Personalmente é stata utile e gratificante, vivamente consigliato.

Claudette

Complimenti ai diplomati

foto diploma conta2016Il CFP-OCST si complimenta con i partecipanti dei corsi di preparazione al Certificato cantonale di contabilità che hanno superato l’esame cantonale con successo!

Anche quest’anno abbiamo organizzato 2 corsi di preparazione agli esami nelle sedi di Lugano e Mendrisio che hanno visto coinvolte complessivamente 21 persone, preparate dai nostri docenti Fernanda Meduri e Simone Siragusa.

18 nostri candidati hanno brillantemente superato l'esame tenutosi nel corso del mese di maggio a Bellinzona con una percentuale di successo dell’86%.

I diplomati che hanno ritirato il Certificato cantonale durante la cerimonia di consegna che si è svolta a Sant’Antonino lo scorso 5 luglio sono: Agostinacchio Sara, Anta Denis Emiliano, Brocchi Sebastiano, Comin Katia, De Camilli Daniele, De Falco Maria Perla, Fontana Leonardo Mirco, Gandolfi Monia, Giunta Nancy, Laposin Elena, Lombardo Vera, Luca Tamara, Magna Ernestina, Mazzola Claudio, Poloni Natasha, Ravanetti Sara, Stefani Valentino, Tagliarini Bettina, Tonini Catia.

Stiamo preparando fin d'ora le prossime edizioni del corso, proprio per rispondere al crescente interesse per questo percorso formativo. I prossimi corsi di preparazione al Certificato cantonale di contabilità sono in calendario da novembre 2016 mentre per chi vuole partire dalle basi della contabilità sono in programma tra settembre e ottobre 2016 i corsi base e avanzato.

NELLA FOTO:
I neodiplomati presenti alla cerimonia con la docente Fernanda Meduri e il direttore del CFP-OCST Giuseppe Rauseo.

L’importanza del gruppo

fpss1“Tutti per uno uno per tutti”, il famoso giuramento de I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas, è il simbolo del lavoro di squadra. È con la cooperazione, piuttosto che con il conflitto, che riusciamo a raggiungere i nostri successi più grandi. La maggior parte dei nostri probleni sarà già risolta nel momento in cui inizieremo a sostenerci l’un l’altro. Come avevano ben capito D’Artagnan e i tre moschettieri, il loro destino di singoli era legato al destino di gruppo.

Il lavoro di squadra ne I Tre Moschettieri ha un ruolo risolutivo. Fedeli l’uno all’altro fino alla morte, i moschettieri sono spietati con i loro nemici. La loro forza nel lavorare, come squadra, la perenne aspirazione all’eccellenza, lo spirito di sacrificio, la grande fiducia che ripongono l’uno nell’altro, la generosità nel cuore e nello spirito e, virtù più importante di tutte, la loro ferma dedizione a una causa più grande di loro, contribuiscono a scatenare l’immaginazione del lettore. Questo racconto può essere letto come una lezione di morale che mette in luce l’importanza della collaborazione, dell’unità e della perseveranza.

Chi lavora con i gruppi, come noi del CFP-OCST, sa quanto è difficile tenere le fila di tutto quello che accade al suo interno e non basta la lettura di un buon romanzo a dare le competenze per potersi muovere su livelli molteplici e il continuo oscillare tra le dimensioni del singolo e quella gruppale.

Consapevoli del fatto che oltre alla formazione frontale talvolta è necessario affiancare tecniche esperienziali, che fanno leva su modalità di apprendimento basate sul fare e sperimentare.

Da poco abbiamo concluso, con successo, il Master in Conduzione Gruppi Esperienziali presso la Sipiss (Società Italiana di Psicoterapia Integrata per lo Sviluppo Sociale) di Milano.

In questo corso abbiamo potuto approfondire le nostre conoscenze. Abbiamo appreso come arrichhire le aule di formazione, come raggiungere livelli di crescita in termini di consapevolezza, come facilitare le dinamiche di gruppo e quindi trasformare le aule in effettivi dispositivi di cambiamento, come utilizzare le risorse presenti nella dimensione gruppale e canalizzarle in processi di cambiamento individuale e inoltre abbiamo appreso le competenze di progettazione e di ideazione di programmi di formazione esperienziale.

Durante le giornate del corso abbiamo sperimentato su noi stessi tutte le tecniche trattate e abbiamo partecipato ai momenti di meta-analisi di quanto esperito.

Questa formazione oltre a una forte componente esperienziale è stata ricca di momenti di riflessione sull’importanza del gruppo che in questo articolo vogliamo condividere con il lettore.

In ogni tipo di organizzazione, il lavoro di gruppo può fornire il riferimento competitivo in grado di tradurre le opportunità in successo.

Pur sapendo che il lavoro di gruppo è così importante non molte organizzazioni possono affermare di avere questa cultura organizzativa.

Nel nostro operare spesso troviamo gruppi di lavoro costituiti in maniera disfunzionale nonostante tutti i partecipanti siano d’accordo ad asserire quanto sia importante il gruppo.

Quindi, perché è cosi difficile costituire un gruppo e mantenere la sua identità?

Alcune risposte potrebbero trovarsi nella stessa natura umana: la nostra capacità di fidarci gli uni degli altri è limitata, così come la nostra incapacità di guardare oltre i nostri bisogni per capire che le prestazioni migliori, sia psicologiche sia materiali, possono essere ottenute più facilmente con gli sforzi collettivi di un gruppo piuttosto che come singoli individui.

Arthur Schopenhauer, nella sua serie di saggi, Parerga und Paralipomena, include un racconto sul dilemma affrontato dai porcospini durante l’inverno. Quando aumenta il freddo gli animali cercano di avvicinarsi gli uni agli altri, di condividere il loro calore corporeo. Tuttavia, una volta che lo hanno fatto, si fanno male a vicenda con le loro spine. Così si allontanano gli uni dagli altri per evitare di ferirsi. Il freddo, però, li spinge di nuovo ad avvicinarsi e così di seguito. Finalmente, dopo una grande quantità di tentativi di avvicinamento e di allontanamento, i porcospini hanno scoperto che era meglio rimanere a poca distanza l’uno dall’altro, ma non uniti.

Il racconto di Schopenhauer è sato citato da Sigmund Freud in una delle note al saggio del 1921 Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Freud fece riferimento al dilemma dei porcospini riferendolo ai “sedimenti dei sentimenti di avversione e ostilità” presenti nelle relazioni a lungo termine. Nel suo saggio, Freud pone una serie di domande retoriche circa l’intimità, uno dei nostri più comuni e naturali bisogni umani.

Quanta intimità possiamo davvero sopportare? E di quanta intimità abbiamo bisogno per sopravvivere in questo mondo?

Il dilemma dei porcospini è anche il nostro dilemma.

Quasi ogni rapporto affettivo a lungo termine tra due o più persone contiene questo “sedimento” di sentimenti negativi, che sfugge alla percezione a causa del meccanismo della rimozione. Come il dilemma dei porcospini suggerisce, i rapporti umani hanno un notevole grado di ambivalenza e sono caratterizzati da sentimenti contraddittori verso l’altra persona. La società contemporanea richiede ai “porcospini umani” di rimanere il più possibile uniti, ma siamo al contempo reciprocamente respiniti dalle molte spine a cui inevitabilmente il legame con gli altri ci espone.

Possiamo notare il dilemma dei porcospini anche nei contesti di gruppo.

Quando la vicinanza è eccessiva? Quanto possiamo avvicinarci agli altri? Cosa si può rivelare di noi stessi? Qual è il grado di intimità sufficiente? E quando è necessario fissare dei limiti?

La troppa apertura può portare a un’esposizione delle nostre debolezze che ci rendono vulnerabili a reazione di vergogna e senso di colpa. Questo dilemma costituisce la ragione fondamentale per cui spesso le persone trovano così difficile lavorare con successo in gruppo.

Se guardiamo da vicino un contesto organizzativo possiamo vedere come il dilemma di Schopenhauer gioca un ruolo sottile, ma determinante nella quotidiana interazione. Il lavoro di gruppo è un elemento cruciale nell’efficacia delle organizzazioni dato che facilita l’orientamento all’obiettivo, la gestione della crisi e la progettazione di strategie a lungo termine. La capacità di lavorare bene in gruppo e la capacità di accettare un certo grado di vicinanza sono senza dubbio qualità fondamentali per le organizzazioni.

Così come gli individui hanno stati d’animo, emozioni e altre connotazioni particolari, anche i gruppi hanno caratteristiche proprie che influenzano aspetti quali la coesione, la performance e lo stato emotivo degli altri componenti del gruppo.

L’avventura scritta da Alexandre Dumas, ambientata nel diciasettesimo secolo, narra che i tre moschettieri grazie al loro spirito di squadra e alla loro amicizia scoprirono di poter ottenere qualsiasi cosa volessero se ci credevano veramente.

Promozione delle competenze di base in Ticino.

fseaUn Forum di discussione per parlarne, organizzare e coordinare iniziative e progetti

Il prossimo 1° gennaio entrerà in vigore la Legge federale sulla formazione continua, nel testo di legge, all’articolo 13, è chiaramente indicato che “le competenze di base degli adulti (leggere, scrivere, espressione orale di almeno una lingua nazionale, matematica del quotidiano e utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione) sono la premessa per l’apprendimento permanente”. Dai rilevamenti effettuati a livello nazionale emerge che in Svizzera ci sono circa 800'000 adulti (dai 16 ai 65 anni) che non sanno leggere e comprendere testi semplici, di questi circa 400'000 (l’8% dello stesso gruppo di popolazione) non sanno comunicare nella lingua del luogo. Questo fenomeno sociale, rilevato in tutti i paesi europei e più in generale nei paesi industrializzati, viene definito con il termine di “illetteratismo” o “analfabetismo di ritorno” e descrive la situazione di adulti che, pur essendo stati scolarizzati, non padroneggiano sufficientemente le principali competenze di base quali: leggere, scrivere e calcolare.

Negli ultimi anni, a livello nazionale e cantonale, sono stati sviluppati e implementati alcuni progetti volti a sensibilizzare la popolazione al tema e a promuovere il recupero e il mantenimento delle competenze di base degli adulti.

In quest’ottica nel 2014 in Ticino è stato creato il Forum competenze di base (FCB), un luogo pensato per lo scambio di buone pratiche e per la coordinazione, lo sviluppo e l’implementazione di progetti e iniziative volte a incoraggiare le persone a recuperare e mantenere le proprie competenze base. In una visione più ampia del concetto di competenze di base, oltre a lettura, scrittura e calcolo si possono inserire anche le competenze sociali per una cittadinanza attiva e le conoscenze necessarie per utilizzare le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione che, nell’”era digitale”, sempre più costituiscono una competenza necessaria alla vita quotidiana.

Tra gli ostacoli da superare nella promozione delle competenze di base uno dei principali riguarda la poca conoscenza e la scarsa attenzione che l’opinione pubblica e i media dedicano al fenomeno. Inoltre, il velo di vergogna dietro il quale si nascondono le persone che non si sentono sufficientemente preparate ad esempio nella lettura e nella scrittura, rende particolarmente difficile il coinvolgimento di questo pubblico assai eterogeneo, in attività e iniziative di formazione continua dedicate al recupero delle competenze di base.

Per fare in modo che il tema ottenga la necessaria visibilità, il Forum (FCB) pone tra i suoi obiettivi anche quello di proporre attività concrete di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e iniziative dirette a chi è toccato dal fenomeno dell’illetteratismo e più in generale a chi è interessato a migliorare e aggiornare le proprie competenze di base.

In questo senso anche nel 2015 il Forum competenze di base in collaborazione con il Festival della formazione ha organizzato un'azione di promozione delle competenze di base in azienda intitolata "un'ora per voi". L’iniziativa, volta a promuovere l’importanza del recupero e mantenimento delle competenze di base in azienda, ha coinvolto cinque importanti datori di lavoro ticinesi che hanno offerto un’ora di formazione continua ai propri dipendenti. In particolare, ai collaboratori e collaboratrici coinvolti è stata data la possibilità di migliorare le proprie competenze nell’ambito delle tecnologiche della comunicazione e dell’informazione, della lingua, del calcolo di base e della comprensione della strutturazione del salario e della busta paga. I formatori che si sono occupati di erogare la formazione si sono potuti avvalere di “infografiche” curate e realizzate ad hoc da parte del FCB, con il sostegno della Conferenza della Svizzera italiana per la formazione continua (CFC), della Divisione della formazione professionale (DFP) e della Federazione svizzera per la formazione continua (FSEA) e grazie alla collaborazione di vari enti e organizzazioni già attivi nel territorio.

Dalle sperimentazioni (ad esempio il progetto GO, www.alice.ch/go2) e gli studi (progetto di ricerca ChancenGeber, www.alice.ch/chancengeber) attualmente in corso in Svizzera e ai quali partecipa anche il Ticino, emerge in maniera evidente come il coinvolgimento del mondo economico e delle aziende possa giocare un ruolo molto importante nella promozione del recupero delle competenze di base. La formazione continua sul luogo di lavoro, anche per quanto riguarda le competenze di base, si è infatti rivelata, da un lato un mezzo efficace per superare le sopra menzionate difficoltà nel raggiungere il pubblico di riferimento, e dall’altro lato uno strumento importante e apprezzato da aziende e collaboratori per formare e recuperare competenze specifiche utili sul posto di lavoro e nel quotidiano.

L’importanza di coinvolgere i vari attori presenti nel territorio come le associazioni, gli enti di formazione, le organizzazioni del mondo del lavoro, le aziende, le autorità pubbliche, allo scopo di promuovere un’offerta di corsi e percorsi di formazione adeguata è un dato che emerge anche dalla ricerca di Pepita Vera Conforti e Angela Cattaneo “Anche io faccio parte di… Competenze di base linguistiche e professionali: uno studio sui percorsi e le offerte formative degli adulti in Ticino”.

Lo studio[1], recentemente pubblicato dalla Divisione della formazione professionale (presentato lo scorso 14 giugno in uno degli incontri di discussione promossi dal Forum ), si concentra sull’offerta dei percorsi di formazione in Ticino per comprendere quali sono le leve motivazionali e i veicoli di accesso che portano oggi molti adulti a scegliere di seguire una formazione di base nel Cantone.

Per maggiori informazioni sul tema della promozione delle competenze di base così come per conoscere le attività e i momenti di incontro promossi dal Forum FCB è possibile consultare il sito Internet www.conferenzacfc.ch/fcb o prendere contatto con il segretariato CFC-FSEA (e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 091 950 84 16).